L‘ INVERSIONE DEI POLI MAGNETICI E LE INFLUENZE SULL’UMANITA’

AREA RICERCA AOMI
Articoli frutto di una ricerca integrata fra ragazzi dell’Accademia delle Arti Olistiche e Metafisiche Integrate e i loro insegnanti.
di
Roberta Mastrangelo e Francesca Ollin Vannini

Vi siete mai chiesti cosa accadrebbe se all’improvviso il campo magnetico terrestre subisse una rapida inversione, come già accaduto in passato? Proprio negli ultimi anni si stanno verificando oscillazioni rilevanti ed anomale dei poli magnetici terrestri. Le conseguenze di un’ipotetica inversione dei poli sono spesso sottovalutate, c’è infatti una forte correlazione tra il campo magnetico terrestre ed il campo elettromagnetico umano, generato dal nostro cuore.

I poli magnetici terrestri non coincidono esattamente con i poli geografici nord e sud e il loro asse non passa precisamente dal centro della terra, sono facilmente individuabili utilizzando la bussola, che indica queste polarità tramite il suo ago magnetico. Si ipotizza che il campo magnetico terrestre sia conseguenza di un dipolo magnetico che si trova nel centro della Terra, questo campo è estremamente importante perché rende vivibile il nostro pianeta e funge da scudo elettromagnetico rispetto ai venti solari che lo colpiscono. L’incontro tra i venti solari ed il campo magnetico terrestre è ben visibile alle estremità nord e sud della Terra, è infatti grazie a questo incontro che possiamo ammirare lo spettacolo dell’aurora boreale.

E’ bene dunque approfondire e capire come il campo magnetico possa variare negli anni e quali siano le conseguenze dirette che si ripercuoterebbero sull’umanità qualora queste polarità dovessero invertirsi, soprattutto in questo momento di forte movimento geomagnetico.

Le principali scienze utilizzate per lo studio dell’inversione dei poli magnetici terrestri sono il paleomagnetismo, che indaga le proprietà magnetiche di rocce, sedimenti e le caratteristiche del campo geomagnetico in tempi precedenti al nostro e la magnetostratigrafia, che si occupa delle caratteristiche magnetiche dei corpi rocciosi.

Uno degli studi più attendibili e approfonditi sull’inversione dei poli è stato pubblicato sulla rivista scientifica Earth and Planetary Science Letters e coordinato da Yves Gallet; i ricercatori hanno effettuato degli studi su rocce prese nel fiume Khorbusuonka, nella Siberia nord-orientale. L’interno di questi sedimenti dà evidenza dell’avvenuta inversione dei poli tramite l’orientamento della magnetite e dell’ematite, che hanno lasciato una vera e propria traccia nelle rocce. Il risultato di questi studi porta ad un numero di 78 inversioni di poli nell’arco di circa 3 milioni di anni, che non sono affatto poche.

Aldo Winkler, del laboratorio di Paleomagnetismo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), conferma in un articolo dell’Ansa che: “Dal punto di vista magnetico, la Terra ha alternato fasi particolarmente stabili, come accaduto nel periodo compreso tra 118 e 83 milioni di anni fa, a fasi dinamiche, con frequenti inversioni del campo magnetico terrestre”.

Queste fasi sono identificate con i nomi dei fisici che per primi hanno ipotizzato le inversioni dei poli magnetici, ossia Matuyama, geofisico giapponese e Brunhes, geofisico francese; la polarità inversa è detta Matuyama, mentre la polarità normale, quella in cui ci troviamo al momento, è detta Brunhes. L’ultima inversione Matuyama-Brunhes è avvenuta circa 786.000 anni fa. Si parla invece di escursione di Laschamp riferendosi ad un breve periodo di inversione del campo magnetico, avvenuto circa 41.000 anni fa. Il nome deriva dagli studi fatti sulla lava di Laschamp, un paese francese.

Ma cosa sta accadendo ora al campo magnetico del nostro pianeta? In questo periodo il polo magnetico nord si sta spostando, avvicinandosi sempre più verso la Siberia partendo dal Canada e pare farlo in modo molto veloce, tanto da indurre ad un aggiornamento del modello matematico, chiamato World Magnetic Model, che è il punto di riferimento di tutti gli strumenti di navigazione, come ad esempio i nostri navigatori satellitari, Google Maps e così via; per avere un’idea della velocità anomala con la quale sta avvenendo questo spostamento basta pensare che questo stesso software è stato aggiornato nel 2015, ma ha riportato già nel 2019 un ampio margine di errore, come sostenuto da Arnaud Chulliat, geomagnetista all’Università del Colorado Boulder ed ai Centri nazionali per l’informazione ambientale della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA); è dunque stata rilasciata una versione aggiornata nel febbraio 2019, senza attendere il 2020, anno in cui era schedulato l’aggiornamento ordinario, al fine di ridurre l’ampio margine di errore dovuto al rapido spostamento del polo magnetico nord.

Ma in che modo queste fluttuazioni magnetiche terrestri possono impattare su noi stessi? Dobbiamo comprendere che ogni essere umano ha un campo elettromagnetico proprio, estremamente potente e che noi stessi siamo parte di un universo, è dunque poco credibile che questi eventi magnetici non impattino sulla nostra vita quotidiana ed è bene non sottovalutarne gli effetti.

Uno studio riportato sulla rivista eNeuro dimostra la sensibilità dell’uomo al campo magnetico. Il neuroscienziato Joseph Kirschvink  ed i suoi colleghi hanno effettuato un esperimento su 34 persone, adulte e volontarie, che hanno sottoposto ad un elettroencefalogramma al fine di monitorare l’attività elettrica cerebrale durante una simulazione di manipolazione del campo terrestre all’interno di una stanza chiusa al buio. I volontari sedevano rivolti verso nord, mentre nella stanza veniva modificato il campo magnetico, girandolo, puntandolo verso altre direzioni o lasciandolo inalterato. I risultati di questo studio mostrano in molto soggetti un calo di frequenza delle onde alfa, con frequenze simili a quelle che precedono il sonno. Questo mostra che il nostro cervello risente l’influenza delle variazioni del campo magnetico terrestre, anche se non ce ne accorgiamo, e induce a ipotizzare che anche gli uomini possano possedere un retaggio ancestrale di sensibilità nei confronti della magnetoricezione, capacità propria di tutti gli animali che utilizzano il campo magnetico per spostarsi, come le tartarughe marine e gli uccelli migratori.

Ma c’è di più, il nostro cuore è l’organo che genera il campo elettromagnetico più grande rispetto agli altri organi umani, persino del nostro cervello. Il suo campo elettrico, misurato con un elettrocardiogramma, è all’incirca 60 volte più ampio rispetto al campo elettrico misurato dalle onde cerebrali misurate tramite elettroencefalogramma, mentre il campo magnetico cardiaco risulta essere 5.000 volte più potente di quello del cervello e può essere misurato tramite dei magnetometri a diversi centimetri di distanza, dandoci un’idea della sua potenza. Le informazioni generate dal cuore non vengono assorbite solo dal cervello, bensì creano una sintonizzazione delle cellule in tutto il nostro corpo, mandando segnali che ne permeano una ad una. Di conseguenza ogni volta che proviamo emozioni forti, queste sono recepite in tutti nostri organi, con le relative conseguenze.

Questa importante scoperta appartiene all’Istituto HeartMath, che effettua da diverso tempo studi relativi alla coerenza globale, avvalendosi di un’ampia varietà di dati scientifici, per approfondire lo scambio di connessioni tra l’attività magnetica terrestre e del sole con la salute ed il comportamento umano; queste ricerche danno evidenza di una intensa interconnessione tra essi e ci inducono a conclusioni interessanti: se infatti il campo magnetico del cuore interagisce con le nostre emozioni e sentimenti, una buona qualità di queste aiuta tutto il nostro campo, che impatta su tutto il nostro fisico.

Inoltre i ricercatori di HeartMath stanno approfondendo la relazione tra il nostro campo magnetico e quello terrestre affermando che “un’intensa emozione collettiva esercita un impatto misurabile sul campo geomagnetico della Terra”; la scoperta fatta in questo ambito nasce  da un’anomalia segnalata alle ore 9.00 del mattino (Eastern Standard Time) dell’11 settembre 2001, quando due satelliti ambientali operativi geostazionari (GOES) orbitanti intorno alla terra, rilevarono un significativo aumento del campo magnetico planetario.

L’orario coincide con un lasso di tempo di un quarto d’ora dopo la caduta della prima torre gemella e qualche minuto prima della caduta della seconda torre. La correlazione tra questo aumento del campo elettromagnetico terrestre e l’evento accaduto è stato talmente evidente da fare scaturire domande circa l’effettivo legame tra questi accadimenti e le ambiziose ricerche in merito sono tuttora attive. In base a queste ricerche sembrerebbe dunque che non solo risentiamo dei cambiamenti del campo magnetico terrestre, ma siamo anche in grado di modificarlo.

Ma le conseguenze dell’incontro tra i due campi magnetici non finiscono qui, secondo il Prof. Alexander Trofimov, Direttore Generale dell’Istituto Internazionale di Ricerca Scientifica per Ecologia Antroplogia Cosmica fondato nel 1994 in Russia, ci sono conseguenze rilevanti anche sulla nostra ghiandola pineale con effetti di diverso tipo, tra cui variazioni sulla memoria a breve termine e sul comportamento emozionale, cambiamento della percezione del tempo e dell’equilibrio tra gli emisferi destro e sinistro del nostro cervello, aumento delle capacità mnemoniche, cambiamenti di attività elettriche nel cervello ed addirittura telepatia e fenomeni di chiaroveggenza.

Cosa dobbiamo quindi aspettarci da un’eventuale inversione dei poli magnetici, visto che nonostante gli innumerevoli studi effettuati non disponiamo ancora di certezze circa le conseguenze sull’umanità, considerando che teoricamente l’uomo non fu presente durante le inversioni già accadute.

Probabilmente avremmo solo qualche problema con apparecchi elettronici ed i sistemi che sfruttano il campo magnetico terrestre, come i GPS; sicuramente ne risentirebbero maggiormente gli animali che si orientano tramite la magnetoricezione.

Tra le ipotesi più ottimistiche troviamo quelle formulate da alcuni scienziati tedeschi che, a seguito di una simulazione effettuata da ricercatori presso l’Università di Monaco e dell’Istituto Max Planck a Garching in Germania, sostengono che i venti solari avvolgeranno la Terra producendo un campo magnetico come quello attuale, salvando così il pianeta invece che attaccarlo con le radiazioni dei venti stessi.

In realtà sono ben diverse le teorie della maggior parte degli studiosi, che ipotizzano conseguenze dannose a seguito dell’indebolimento del campo magnetico del pianeta, che durante l’inversione, si troverebbe privo del proprio scudo protettivo e pericolosamente esposto ai venti solari. Come abbiamo visto questo non impatterebbe solo sulla strumentazione tecnologica, bensì potrebbe avere ripercussioni sul nostro sistema cerebrale, cardiaco ed emotivo. La risposta definitiva potrà essere data solo attraverso l’esperienza e la testimonianza di questo stesso evento, augurandoci che la razza umana sopravviva per raccontarlo senza troppe conseguenze.